Armenia, paesaggi e monasteri

Alla mia affermazione “parto per l’Armenia” seguivano spesso sguardi enigmatici e curiose domande da parte dei miei amici. Cerco quindi di rispondere ai quesiti riportando la mia esperienza in questo piccolo paese situato nel Caucaso, confinante a nord con la Georgia, a est con l’Azerbaijan, a sud con l’Iran e a ovest con la Turchia. Durante i secoli di storia ha subito varie invasioni da parte dei romani, ottomani e persiani, ma ha saputo mantenere i suoi caratteri distintivi originari come l’alfabeto, la lingua, la religione che sono stati fondamentali per permettere al popolo di rimanere unito e di superare le tante avversità. Ha una popolazione di circa tre milioni di abitanti di cui un terzo vive nella capitale, Yerevan. Il cinquanta percento del territorio è situato sopra i 2000 metri di altitudine.

Yerevan

Arrivando a Yerevan, la prima impressione non è esaltante, forse per l’architettura che rimanda ai tempi del dominio sovietico o per il tufo largamente usato che non conferisce un colore vivace agli edifici. Ma ben presto si rivela una città che sorprende e sa farsi apprezzare per la grande voglia di vivere dei cittadini, per la pulizia del centro, per i viali alberati e i parchi, per gli interessati musei e i monumenti. Centro nevralgico della città è la bella piazza della Repubblica dove si affacciano il palazzo del governo e il museo di storia dell’Armenia. Quest’ultimo è interessante per poter fare una carrellata della storia del paese dalla preistoria ai giorni nostri, attraverso reperti, utensili, gioielli, abiti, ecc.

La sera le fontane che si trovano in piazza si animano a ritmo di musica e, fra giochi d’acqua e di luce presentano uno spettacolo davvero piacevole in una cornice molto suggestiva.

Musei

Da non perdere la Cascade, una monumentale scalinata panoramica di 500 gradini che ospita al suo interno un’esposizione di arte moderna davvero interessante fra cui delle statue di Botero. Il Matenadaram è un museo unico, che ospita migliaia di antichi manoscritti in armeno ma anche in altre lingue come il greco, l’arabo il latino. Le miniature colpiscono per il dettaglio e la precisione. I manoscritti sono il prezioso lascito dell’operato all’interno dei monasteri fortificati che fungevano da centri culturali, religiosi e di studio, anche durante le invasioni e i domini stranieri. Non può mancare una visita al Tsitsernakaberd, museo e memoriale del genocidio compiuto dall’impero ottomano governato dai “Giovani Turchi” fra il 1915 e il 1917 in cui vennero uccise circa un milione e mezzo di persone, cancellando la presenza armena nell’Anatolia orientale da loro abitata da quasi duemila anni. All’interno del museo ci sono foto, testimonianze e video. All’esterno si trovano il giardino dei giusti, con piante e alberi piantate dai leader politici che hanno riconosciuto il genocidio, e il monumento formato da dodici lastroni di cemento inclinati al cui centro arde la fiamma perenne. Consiglio a chi vuole leggere e approfondire questo tema i libri di Antonia Arslan (La Masseria delle Allodole da cui hanno tratto anche un film e La Strada di Smirne dove racconta le vicissitudini della sua famiglia) e il romanzo storico di Franz Werfel “I quaranta giorni del Mussa Dagh” (narra la resistenza di alcuni villaggi, che si rifugiarono sul monte riuscendo a respingere le milizie turche fino all’arrivo delle navi francesi).

Mercati e cucina

Per lo shopping ci sono il mercato Vernissage con vari prodotti di artigianato locale e il mercato Gum dove poter trovare spezie, grappe, il famoso cognac Ararat e ovviamente diversi tipi di frutta fresca ed essiccata, uno spettacolo per gli occhi e per la bocca! A tal proposito posso rassicurare che in Armenia si mangia molto bene! la cucina è un mix di influenze mediterranee e mediorientali. Solitamente vengono serviti diversi antipastini (a base di verdure e formaggi), a seguire il piatto principale di carne.  Sono molto usate le spezie (coriandolo e aneto) ma le pietanze non risultano piccanti. Un posto speciale nella cucina armena lo occupa il pane, preparato in tanti modi diversi ma il più caratteristico è il Lavash cotto all’interno di forni sotterranei e mangiato con formaggio fresco ed erbette. Una vera prelibatezza!

Monte Ararat

Ogni mattina, la prima cosa che facevo durante il mio soggiorno era cercare il monte Ararat dalla finestra della mia stanza. Nelle giornate migliori lo si può ammirare benissimo anche dalla capitale. Devo ammettere che è imponente con i suoi 5137 metri di altitudine e spettacolare nelle sue forme. Il suo fascino è magnetico, non si può far altro che cercarlo continuamente ed osservarlo dai vari punti della città. La vista migliore la si ha recandosi al monastero Khor Virap in posizione dominante sulla campagna circostante e vicino al confine con la Turchia. Proprio così, il monte biblico che storicamente si trovava in territorio armeno, attualmente si trova al di là del confine. Dal monastero però si possono fare delle foto spettacolari. Questo luogo è legato alla storia di San Gregorio Illuminatore, patrono del paese.

Monasteri

Durante un viaggio in Armenia si può avere l’occasione di visitare diversi monasteri che, anche se non sono riccamente decorati ma piuttosto semplici, con le tipiche Khachkar, croci fiorite scolpite su pietra come carattere distintivo, trasudano storia e una profonda devozione. Segnalo fra i tanti: Noravank situato a ridosso di una parete di roccia all’interno della gola scavata dal fiume Amaghu. Tatev collocato in mezzo alle montagne, per raggiungerlo è necessario prendere la funicolare più lunga al mondo: 5,7 km. Sevanank costruito sulla penisola all’interno del Lago Sevan, Sanahin e Haghpat a dominare la gola di Alaverdi, Geghard nei pressi di Garni, molto frequentato dai locali. Entrando in questi luoghi vi capiterà di notare diversi gesti di fede a dimostrazione dell’attaccamento degli armeni alla propria religione. I sacerdoti sono disponibili a un contatto con i turisti e una loro benedizione rimarrà un momento indelebile del viaggio.

Paesaggi e contatto con le persone

Un altro elemento caratterizzante del viaggio è il continuo mutamente del paesaggio, la catena del piccolo Caucaso mostra le vette più alte innevate che sfidano le nuvole e i suoi lati più belli, specialmente durante il mese di maggio quando tutto è verde con gli alberi da frutto in fiore, la neve che si scioglie crea continuamente piccoli torrenti, mentre i fiumi più grandi sono in piena a dimostrare la forza della natura.

Quello che però tocca l’animo è il carattere degli armeni, la loro ospitalità, cordialità, generosità, sempre disponibili ad aiutare con il sorriso.

 Ad accompagnare il tutto consiglio la musica del compositore Katchaturian: “La danza delle spade” e per un approccio contemporaneo la giovane cantante Areni Agbabian.

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