Lago d’Orta, Treno verde e Lago Maggiore

Vi parlo del mio ultimo viaggio, che può risultare una valida idea per un weekend diverso con all’interno varie esperienze e luoghi molto interessanti, magari meno noti ai più. Tre giorni intensi dove ho preso diversi traghetti, mi sono accomodato su un treno, ho camminato parecchio affrontando salite e lunghe scalinate. Vi riassumo le peculiarità delle mete raggiunte:

Lago d’Orta con l’Isola di San Giulio:

forse il lago meno noto del nord Italia, ma un luogo molto suggestivo ricco di vegetazione, con al suo interno l’isola di San Giulio, luogo molto spirituale che conserva la bellissima basilica con le reliquie del Santo. L’interno della chiesa è tutto affrescato con un bellissimo ambone romanico in serpentino grigio verde con quattro colonne diverse fra di loro, due lisce e due con motivi ad intreccio.  Molto piacevole è la sensazione che si prova nel percorrere la passeggiata che fa il giro dell’isola con i suoi bellissimi scorci che regalano momenti di pace e delle interessanti riflessioni riportate su delle insegne metalliche. Prendendo il traghetto si arriva molto velocemente al borgo di Orta San Giulio, piccolino ma molto caratteristico e vivace. Si può passeggiare fra le sue stradine, le salite, i cortili interni e i negozietti con commercianti molto simpatici che fanno assaggiare le specialità del luogo quali i classici amaretti, vari liquori e il pane di San Giulio che la tradizione vuole che le monache dell’Isola lo preparino una volta all’anno, il 31 gennaio.

Isola di San Giulio
uno scorcio sull’Isola di San Giulio
vista dell’Isola dal borgo di Orta
Un portale sull’isola di San Giulio
Un vicolo del borgo di Orta
L’ingresso che porta ad un mercatino di antiquariato
Il borgo di Orta
Treno Verde da Domodossola a Berna:

partendo da Domodossola a bordo del treno verde delle Alpi, in due ore e venti si arriva alla capitale della Svizzera, Berna. Per arrivare a destinazione si attraversa il traforo del Sempione (circa 20 km di galleria), la città di Briga (la prima dopo il confine, con il castello Stockalper costruito dal celebre barone, famoso commerciante del 1600) e la valle del Rodano che nasce in Svizzera e sfocia in Camargue (Francia). Si entra quindi nell’Oberland Bernese con la cittadina di Thun affacciata sull’omonimo lago, e lo scenario dei monti dello Jungfrau sullo sfondo (supera i 4000 metri di altitudine). Arrivati a Berna si scopre volentieri il suo centro storico caratterizzato da 6 km di portici e da numerose fontane. Spicca lo Zytglogge (Torre dell’Orologio) che costituiva la prima porta occidentale della città. Allo scoccare di ogni ora si può assistere all’animazione delle figure meccaniche con la lancetta dorata che scandisce l’ora, il gallo e Crono, Dio del tempo. Proseguendo a piedi, fino ad attraversare il ponte sul fiume Aar, si arriva al parco degli orsi dove si può ammirare da vicino una famiglia con padre, madre e figlia. Sono il simbolo della città! Segnalo inoltre la collegiata tardo gotica e il palazzo federale. Non ci si può inoltre non fermare in uno dei tanti negozi di cioccolata e farsi letteralmente prendere per la gola con tavolette di tutti i tipi.

Lago di Thun con la navigazione:

Si riprende il viaggio in treno che porta alla città di Thun che sorge nel punto in cui il fiume Aar fuoriesce dal lago. Il centro storico è molto pittoresco e abbellito da innumerevoli vasi di fiori. E’ davvero incantevole camminare sui ponti-diga, dove se si è fortunati si può vedere qualche impavido ragazzo che sfida la corrente con la tavola da surf protetto dalla classica muta. Salendo fino al castello, invece, si gode di un bel panorama caratteristico. Consiglio di salire a bordo del battello per una minicrociera sul lago, per scorgere le ville e i castelli sorti lungo le rive, fino ad approdare a Spiez, incastonata tra colli e pendii coltivati a vigneto e dominata dal bel castello. Qui si riprende il treno che riporta a Domodossola, ospitando a bordo i lavoratori transfrontalieri che hanno terminato l’attività lavorativa.

Zytglogge
Il fiume Aar
L’orso
Il palazzo federale
Un ponte di Thun
i riflessi di Thun sul fiume
Un’altro ponte di Thun con il surfer
Lago di Thun
Spiez
Eremo di Santa Caterina del Sasso:

il lago maggiore è un luogo stupendo e offre innumerevoli possibilità di visite ed escursioni. Io mi sono concentrato su un luogo non famoso ma veramente suggestivo, l’eremo di S. Caterina del Sasso. Ci si arriva scendendo una panoramica scalinata di 268 gradini (c’è eventualmente anche un ascensore) che regala splendide vedute del lago. L’eremo è addossato alla parete di roccia a strapiombo sul lago ed è costituito da tre edifici: il convento con interessanti affreschi nella sala del camino, il conventino con un affresco ispirato alla danza macabra e la chiesa che è frutto della fusione di tre cappelle, con numerosi cicli pittorici al suo interno. Davvero spettacolare! Ospita inoltre le spoglie del beato Alberto Besozzi fondatore dell’Eremo. Si trattava di un ricco mercante che durante un naufragio fece voto a Santa Caterina d’Alessandria. Una volta in salvo si ritirò eremita e fece costruire il sacello.

L’eremo di Santa Caterina

Un consiglio che posso dare è di andare in queste zone durante la primavera in modo da poter godere dei microclimi dei laghi, vedendoli nella loro veste migliore durante le varie fioriture.

Germania dell’est: fra passato e futuro

Sono rientrato da pochi giorni da un bel tour di 8 giorni in Germania, articolato in varie tappe che mi ha permesso di visitare diverse città d’arte. Devo ammettere che è stato davvero un bel giro, con sorprese e scoperte, tenendo sempre a mente il passato recente di questo paese che puntualmente mostrava i suoi segni, nonostante le grandi ricostruzioni e i tanti progetti ancora da sviluppare. E’ fondamentale ricordare che queste città furono gravemente colpite e danneggiate durante la seconda guerra mondiale. Ho infatti imparato il termine coventrizzare, che deriva dai tragici bombardamenti tedeschi sulla città inglese di Coventry (1940) con la conseguente vendetta alleata su Dresda (1945) e altre città tedesche, da qui il significato di annientare-distruggere.  La successiva separazione fra Germania Est (Ddr) e Germania Ovest (Brd), con Berlino divisa in settori e di fatto un’enclave all’interno della Ddr ha creato disparità e contrasti sociali e architettonici che ancora si possono notare. Nell’est, ad esempio, si vedono ancora palazzoni in cemento modulare (i cosiddetti Plattenbau) tipici dell’edilizia sovietica. Dopo questa premessa cercherò di fornire qualche nota per ciascuna delle mete visitate (le trovate in ordine di visita):

Ratisbona:

bella cittadina fondata in epoca romana lungo le sponde del Danubio. Conserva un centro storico d’impronta medioevale (momento florido della città che nel 1200 ospitava circa 20.000 abitanti) con vicoli e vicoletti, numerose torri, bei palazzi e la cattedrale gotica dedicata a St. Peter dove all’interno si possono ammirare belle e caratteristiche vetrate colorate. Suggestiva la vista del centro dal celebre ponte di pietra sul Danubio, costruito nove secoli fa.  Devo ammettere che è molto piacevole passeggiare per le sue stradine, guardando vetrine dei negozi, i caratteristici scorci, e prendere qualcosa nei tavoli esterni dei bar dopo aver sbirciato in qualche corte interna. Quasi un tuffo nel passato!

Veduta di Ratisbona dal ponte di pietra
Veduta di Ratisbona dal ponte di pietra
Lipsia:

città della Sassonia, da secoli molto legata all’arte ed in particolare alla musica, avendo dato i natali al compositore Wagner e ospitando cori e orchestre famosi in tutto il mondo. Uscendo dal centro storico si nota subito l’edilizia sovietica, ma il cuore della città va scoperto con calma, passeggiando, entrando nelle Chiese (Thomaskirche e Nikolaikirche) e nelle sue gallerie decorate quali la Maedlerpassage con la statua di Faust e la Speck’s Hof adornata da splendide decorazioni. Inizialmente fredda, può riservare delle sorprese! Per completare la conoscenza della città non si può non partecipare a delle prove o dei concerti che qui sono molto frequenti.

Una delle gallerie decorate di Lipsia
Altra galleria decorata di Lipsia
Berlino:

grande capitale, città dinamica e multiculturale, magnete di economia e di arte che ha saputo più volte superare le avversità riservatele dagli eventi storici. Nonostante siano passati 29 anni dalla caduta del muro, la città sta continuando a modificarsi con nuove linee della metropolitana, nuovi edifici modernissimi e la ricostruzione di quelli antichi come il castello che ospiterà al termine dei lavori un centro culturale multifunzionale. Berlino è in continua evoluzione e trasformazione ma, nonostante questo, sa conservare i segni del passato. Partendo dall’iconica porta di Brandeburgo (molto bella con l’illuminazione serale), al vicino Reichstag (sede del parlamento Bundestag) con l’innovativa cupola in vetro a simboleggiare la trasparenza dei governi, si trovano nelle vicinanze anche degli edifici moderni che ospitano gli uffici dei parlamentari e il cancellierato. Imperdibile una passeggiata in quello che era una volta il quartiere ebraico, oggi molto vivace, dove spiccano i complessi dei cortili Hackescher Hoefe (nella zona di Hackescher Markt) ristrutturati negli anni ’90 con un mix felicemente riuscito di negozi, bar, gallerie. In Rosenthaler Strasse si trova un complesso non ristrutturato (decisamente alternativo!) Haus Schwarzenberg, decorato con graffiti e murales che ospita il museo dedicato a Otto Weidt che durante la seconda guerra mondiale salvò diverse persone facendole lavorare nella sua fabbrica di scope e il centro dedicato ad Anna Frank. Non lontano si trova Alexanderplatz, grande snodo di mezzi pubblici e sede di grandi centri commerciali e della torre della televisione inaugurata nel 1968 e alta 369 metri. Si può salire fino alla sfera da dove si gode un bel panorama, consiglio di andarci al tramonto In quanto la sera fra i vetri e riflessi provocati dalle luci non rende molto…. Scendendo vicino alla chiesa Marienkirche ci sono delle fontane che ad orari prefissati si animano in simpatici giochi di luce e acqua. Quello che mi ha sempre colpito della città è che ha saputo conservare le memorie del passato, dando loro il giusto peso e significato. A volte è stato fatto in maniera semplice e minimale, come segnando tutto il tracciato del vecchio muro con una striscia di mattoni che corre lungo le strade, o le croci sulle rive della Sprea per ricordare le vittime che hanno provato ad attraversare i confini a nuoto. penso anche al memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa composto da 2711 stele di cemento, che possono sembrare fredde ma anche diventare una sorta di labirinto camminandoci all’interno creando un senso di smarrimento. Non posso non citare la chiesa della Rimembranza costruita in memoria di Kaiser Guglielmo I, che conserva le rovine originali della torre campanaria in quanto il resto dell’edificio è andato distrutto durante la seconda guerra mondiale. Ospita un museo con foto storiche e oggetti liturgici. Al suo fianco però è stata costruita una chiesa moderna, inaugurata nel 1960, che da fuori può risultare bruttina e anonima ma al suo interno regala un’atmosfera mistica per merito delle grandi vetrate blu. Il checkpoint Charlie (chiamato così semplicemente utilizzando l’alfabeto fonetico della Nato), ora punto un po’ turistico e commerciale che ricorda il punto di frontiera fra le due zone est e ovest, ospita la replica di una cabina di controllo. Nei pressi ci sono interessantissimi pannelli illustrativi che narrano la storia del Muro e dei confini, mettendo in evidenza, problemi, difficoltà e tragedie. Ci sono anche dei negozietti dove poter acquistare libri, cd e cartine inerenti. Continuando a parlare di muro è sosta obbligata la East Side Gallery, si tratta del tratto di muro conservato più lungo (1,3 km), diventata la più grande galleria d’arte all’aperto, con oltre 100 graffiti. Qualche opera è diventata molto celebre, ad esempio la trabant (auto tipica della Germania dell’est) che sfonda il muro e il bacio fra Breznev e Honecker. Nei pressi si trova anche il più bel ponte di Berlino, ristrutturato nel 1994 da Santiago Calatrava: l’Oberbaumbrücke. Simbolo di rinnovamento è senza dubbio la zona di Potsdamer Platz che ospita grattacieli moderni come il Sony Center a forma di vulcano e il Panorama Punkt. Il tutto fu un progetto condiviso dai migliori architetti del mondo: Renzo Piano, Helmut Jahn, Richard Rogers, Arata Isozachi e Rafael Moreno.

Il fiume Sprea a Berlino
Un’opera della East Side Gallery
Hackesche Hoefe
Haus Schwarzenberg
Porta di Brandeburgo illuminata
Chiesa della Rimembranza
Potsdam:

dista circa 30 km da Berlino e per arrivarci si attraversa il celebre ponte di Glienicke (noto come il “ponte delle spie”). E’ patrimonio dell’umanità dell’Unesco per i suoi parchi e le sue residenze. Da non perdere una visita allo sfarzoso palazzo San Souci voluto da Federico Il Grande, per soggiornarci e trascorrerci il tempo senza preoccupazioni (dal francese sans souci “senza preoccupazioni”). Nel 1945 all’interno del castello Cecilienhof si tenne la conferenza di Potsdam a cui parteciparono i paesi vincitori della guerra. Al termine della visita è consigliata una passeggiata nel caratteristico quartiere olandese, fatto erigere nel XVIII da architetti olandesi per gli immigrati, si tratta di tipiche case in mattoni rossi, che oggi ospitano negozi e caffetterie.  

Ponte delle Spie
Palazzo Sanssouci
Quartiere olandese di Potsdam
Dresda:

splendida città d’arte sulle rive dell’Elba, con un incredibile skyline di palazzi, guglie, cupole, torri e chiese. Passeggiando per le vie del centro storico merita entrare nella Frauenkirche, uno dei simboli della città dopo la ricostruzione. All’interno sembra di essere più in un teatro che in una chiesa. Proseguendo si arriva fino allo Residenzschloss, palazzo rinascimentale simile a una fortezza, al teatro dell’Opera e lo Zwinger. Quest’ultimo è uno splendido edificio barocco che ospita la pinacoteca con opere di Botticelli, Tiziano, Rubens, e un bel giardino con fontane di cui si può ammirare tutta la bellezza dall’alto facendo la passeggiata lungo le terrazze del perimetro dell’edificio. Si può inoltrare passeggiare sul lungo fiume dove anche li si trovano bei palazzi. Anche di sera la città conserva tutto il suo fascino illuminata a dovere con le luci e i palazzi che si specchiano sull’Elba.  

Accademia delle Belle Arti di Dresda
Complesso Zwinger
Palazzi illuminati a Dresda
Norimberga:

una scrupolosa ricostruzione postbellica ha restituito alla città una parte del suo passato splendore. E’ la città dove si svolgevano le parate e i raduni nazisti in una grande area poco fuori città (Reichsparteitagsgelaende). Di quest’area sono ancora visibili la sala dei congressi (Kongresshalle che nella struttura voleva ricordare il Colosseo) che ospita l’interessante Dokumentazionszentrum che, con vari pannelli e filmati narra la salita al potere del nazismo e il ruolo che ha avuto anche la città che fu poi sede del famoso processo dove furono processati i gerarchi nazisti. Lo Zeppelinfeld dove si svolgevano le adunate con una tribuna lunga 350 metri. Oggi in quest’area si tengono eventi sportivi e concerti. Il centro storico inoltre è davvero caratteristico, partendo dalla fortezza si trova la casa museo di Albrecht Duerer, la chiesa di San Sebaldo, fino ad arrivare alla piazza del mercato dove spicca la bella fontana decorata. In piazza si possono gustare due specialità tipiche i Lebkuchen (panpepato) biscotti speziati con cannella e zenzero e le classiche salsicce del posto, piccole e sottili ma molto saporite, da degustare con dell’ottima birra locale. Non perdetevi inoltre i suggestivi scorci sul fiume Pegnitz e il Duomo di S. Lorenzo.

Veduta dal castello di Norimberga
Piazza del mercato di Norimberga
Fiume Pegnitz nel centro di Norimberga

 Dedicando come sempre un piccolo spazio alla musica, non posso non citare il grande David Bowie che alla fine degli anni ’70 visse a Berlino e registrò la trilogia berlinese da cui scelgo la splendida “Heroes”.   

Alla scoperta dell’Irlanda del Nord

L’ultima mia esperienza di viaggio è stata fra Irlanda del nord e Repubblica d’Irlanda, la prima fa parte del Regno Unito, la seconda è una repubblica indipendente. Premetto che si tratta di un itinerario insolito, indicato per chi ha già visitato l’Eire e desidera completare la conoscenza dell’isola andando alla scoperta della costa nord e delle sue storiche città e venendo a contatto con episodi storici ancora vissuti, anche se finalmente passo dopo passo, si è svoltato e i risultati si vedono.

Belfast:

Andando con ordine, siamo arrivati a Dublino (aeroporto meglio collegato), da qui ci siamo recati direttamente a Belfast di cui abbiamo iniziato una prima visita con soste alla storica università (Queen’s University), ai celebri murales dipinti sulle peacelines, barriere utilizzate ai tempi dei Troubles, ma che si trovano tutt’ora in città,  al municipio, maestoso edificio di fine ottocento realizzato in pietra di Portland che ospita nei suoi giardini anche un monumento dedicato alle vittime della tragedia del Titanic. Episodio storico che forse noi abbiamo vissuto e ricordiamo in maniera un po’ marginale, ma che per i nordirlandesi è stata una grande tragedia. Ed è proprio dal Titanic che abbiamo iniziato il secondo giorno, con la visita al bellissimo e recentissimo museo, vincitore di diversi premi internazionali. Attrazione che consiglio a tutti! Negli ultimi anni è stato riqualificato tutto il quartiere in cui una volta c’erano i cantieri navali, dove furono costruite il Titanic e le sue due navi gemelle. Le prime sale del museo, mostrano uno spaccato di Belfast e dei suoi abitanti agli inizi del ‘900. Al tempo la città veniva chiamata Linenopolis perché ospitava numerose fabbriche per la produzione del lino, ed era inoltre uno dei porti principali del Regno Unito. Proseguendo la visita vengono illustrati i cantieri navali anche con l’utilizzo di una piccola giostra che effettua un percorso di qualche minuto con voce narrante nella lingua scelta, suoni, filmati e ricostruzioni delle condizioni di vita degli operai. Rende davvero l’idea! Nelle successive sale viene illustrata nei dettagli la nave con la ricostruzione delle tipologie di cabine (disponibili in tre classi), filmati degli interni, il percorso compiuto ed infine la tragedia e il suo post, fra salvataggi e processi.  C’è anche un filmato che mostra tutto il relitto allo stato attuale. All’interno dell’edificio si trovano anche una caffetteria, un self service e un fornitissimo negozio con tutti i gadget griffati Titanic. Usciti dal museo abbiamo trovato la SS Nomadic situata in un bacino di carenaggio. La nave fu costruita come tender per il Titanic ed è l’ultima nave rimasta della compagnia White Star Line, nonché il più grande manufatto del Titanic al mondo.

L’esterno del museo del Titanic
Il lungofiume di Belfast
Murales a Belfast

Nel pomeriggio siamo usciti dalla città dirigendoci a nord per visitare il castello di Carrickfergus. Si tratta di una fortificazione di origine anglo-normanna situata in bella posizione a dominare il mare.

Causeway Coastal Route:

Il giorno seguente abbiamo percorso tutta la Causeway Coastal Route da Belfast fino alle Giant’s Causeway. Si tratta di una strada costiera panoramica che attraversa diversi villaggi di pescatori, qualcuno davvero pittoresco (Glenarm, Ballycastle), e costeggia scogliere e spiagge con colori e panorami d’incanto. In assoluto una delle attrattive più belle dell’Irlanda del nord. Noi ci siamo fermati a Carnlough con il suo colorato porticciolo, si presta per una breve passeggiata. Proseguendo abbiamo effettuato diverse soste per godere dei panorami. Uno dei punti più belli è dove si scorge il celebre ponte di legno di Carrick a Rede che collega la terraferma a Carrick Island. Davvero uno spettacolo! Abbiamo attraversato il paesino di Ballintoy salito alla ribalta per la serie il “Trono di Spade” che qua ha girato delle scene.

Porticciolo di Carnlough
Porticciolo di Carnlough

 

Carrick a Rede
Ballintoy

Giant’s Causeway:

Siamo dunque giunti alle Giant’s Causeway (il selciato del gigante), si tratta di un tratto di costa formato da 40.000 colonne basaltiche di forma esagonale createsi a seguito di attività vulcanica. Davvero uno spettacolo della natura unico esaltato dai colori scuri delle rocce in contrasto con il blu del mare e il verde della vegetazione. Ci si arriva dal centro visitatori percorrendo un tragitto in discesa di circa 1,5 km. Al ritorno però si può percorrere il sentiero rosso che porta in cima al promontorio (circa mezz’ora di salita) da dove si gode un panorama favoloso.

Giant’s Causeway
Giant’s Causeway

Derry-Londonderry:

Siamo arrivati a Derry-Londonderry (Londonderry è il nome adottato dai britannici nel 1613 e adottato dagli unionisti), dove la mattina seguente abbiamo effettuato la visita della città percorrendo le sue mura rimaste praticamente intatte che circondano il centro storico per 1,5 km. Dopo questa suggestiva passeggiata, siamo giunti al Guildhall, sede del comune, che ospita anche una sala con esposizioni e vetrate originali. Da qui si arriva facilmente al simbolico e moderno ponte Peace Bridge costruito nel 2011 che con le sue forme è diventato uno dei simboli della città. Facendo un passo indietro, dalle mura si vedeva tutto il quartiere di Bogside, quartiere cattolico in cui si concentrarono le proteste e le rivolte contro le condizioni di vita del tempo. E’ proprio qui a Derry che nel 1972 si svolse il tragico Bloody Sunday (l’esercito britannico aprì il fuoco contro i manifestanti causando 14 vittime e 14 feriti), cantato dagli U2. Fu un punto di non ritorno per gli anni successivi. Nel bogside, come a Belfast, si possono vedere numerosi murales raffiguranti persone e fatti del tempo dei Troubles.

Peace Bridge Derry

Repubblica d’Irlanda:

Abbiamo proseguito il nostro tour rientrando nella Repubblica d’Irlanda visitando lo scenografico castello di Glenveagh costruito in bellissima posizione sul lago all’interno dell’omonimo parco, con vedute e scorci davvero belli nonostante il cielo coperto. Ma questa è l’Irlanda! Con un po’ di tempo a disposizione c’è la possibilità di fare bellissimi percorsi a piedi. Abbiamo continuato attraversando la cittadina di Sligo, fermandoci al vicino cimitero che ospita la tomba dello scrittore Yates e siamo quindi arrivati al castello di Trim costruito in posizione dominante sul fiume Boyne e sull’omonima cittadina. Si sono conservate le ampie mura con il barbacane, i resti del molo e del salone e il maschio che abbiamo visitato anche internamente, seppur senza particolari arredi. Siamo saliti sino in cima e abbiamo ammirato il panorama come tutti i turisti, ma forse in pochi sanno che il castello è stato utilizzato per le riprese del film “Braveheart”.  Al termine abbiamo fatto una camminata per il centro del paese e devo ammettere che pur non avendo particolari monumenti è molto curato con vasi di fiori a decorare strade, terrazze, cortili e pub frequentati dove poter assaggiare un Irish Coffee (caffè, whisky e panna). Dormendo qua abbiamo anche avuto la possibilità di ammirare il castello illuminato.

Glenveagh Castle
Paesaggio dal cimitero di Drumcliff
Trim
Castello di Trim

Il giorno seguente abbiamo visitato le rovine dell’abbazia di Glendalough (fondata nel VI secolo), situate in un paesaggio naturale molto bello che ispira pace e serenità. Con una passeggiata si può arrivare anche al laghetto, specchio d’acqua fra la rigogliosa vegetazione. Nel pomeriggio ci siamo spostati presso la residenza signorile di Powerscourt per godere degli splendidi giardini (votati fra i più belli al mondo), fra laghetti, rose in fiore, piante aromatiche, il giardino giapponese e il giardino all’italiana.

Glendalopugh National Park
Giardini Powerscourt

Dublino:

Siamo quindi ritornati a Dublino, dove abbiamo trascorso la serata con un bello spettacolo di musica (occupa un posto privilegiato nella vita degli irlandesi, molti si dedicano a suonare strumenti o a cantare e si possono trovare lungo le strade delle città o agli ingressi dei siti) e folklore tipico presso l’hotel Arlington. Il mattino dopo abbiamo dedicato il tempo a passeggiare per il centro città con brevi fermate al monumento a Oscar Wilde, alla cattedrale di San Patrick, alla chiesa di Christ Church, al castello, ma la parte più caratteristica e folkloristica rimane sempre Temple bar, che anche di giorno conserva tutto il suo fascino (di sera è una zona molto frequentata) fra pub con insegne e decorazioni di tutti i colori, esplosioni di fiori ovunque, negozi vari e gente che passeggia. Non potevamo che concludere con un tipico fish and chips presso il pub Fitzgeralds accompagnato da dell’ottima birra locale. Davvero una grande conclusione!  

Cattedrale di San Patrizio a Dublino

Musica:

E’ stata proprio una bella esperienza fra una natura lussureggiante e spettacolare con una grande varietà di paesaggi, città che raccontano storie particolari e dolorose, abbazie e castelli che tramandano leggende. Citando Fiorella Mannoia anche i cieli d’Irlanda colpiscono e creano atmosfere suggestive. Continuando a parlare di musica, come colonna sonora questa volta scelgo un grande classico come “Sunday Bloody Sunday” degli U2.

Weekend a Milano fra aperitivi e monumenti

Questa volta vi scrivo di un weekend a Milano in compagnia di tre amici. In realtà la nostra meta iniziale sarebbe stata Lviv in Ucraina, interessante città vicina al confine con la Polonia non ancora alla ribalta del turismo di massa. Saremmo dovuti partire venerdì mattina alle 8.00 da Bergamo con la compagnia Ernest Airlines ma a causa di un guasto del velivolo, il volo è stato più volte rimandato. Visto che ci hanno pure spostati all’aeroporto di Malpensa con la promessa che il volo sarebbe partito il pomeriggio stesso e invece questo non è successo, avendo perso completamente la fiducia nella compagnia aerea, abbiamo deciso di non sprecare le giornate e di approfittare per trascorrerle a Milano. Vi confesso che, avendola già visitata in precedenza è una città che adoro, per i suoi monumenti, per i suoi ben organizzati servizi e per le sue tante sfaccettature da grande metropoli.  Per cui abbiamo preso il pullman dalla Malpensa e in un’ora siamo arrivati in stazione centrale, che dopo anni di lavori risulta davvero molto bella e anche funzionale, dove abbiamo acquistato l’indispensabile abbonamento di 48 ore per tutti i trasporti. Quindi ci siamo diretti in metropolitana verso l’hotel IH Milano Gioia dove siamo riusciti a trovare una camera a un discreto prezzo, anche se la sistemazione presentava qualche pecca. Con grande entusiasmo abbiamo deciso di trascorrere la prima sera nella ormai celebre e mondana zona dei navigli, fino a qualche anno fa quartiere popolare e trasandato.  Siamo scesi a Porta Genova e abbiamo deciso di provare il famoso aperitivo per cui iniziamo dal “River” situato vicino al ponte sul Naviglio Grande dove con una consumazione era compreso un vassoio ricco di stuzzichini. Ma la vita a Milano ha ritmi molto frenetici per cui ci siamo spostati e percorrendo il Naviglio Grande, ci siamo fermati presso una piccola ma curiosa birreria, il BQ, con un’ampia selezione di ottime birre artigianali dai nomi molto simpatici. Successivamente ci lasciamo sedurre da un carretto che funge da bar itinerante, il “Pico Brew”, anche lui con buone birre artigianali e un simpatico barista. La passeggiata è proseguita lungo il vicolo dei lavandai, suggestivo spaccato di vita popolare di qualche decennio fa, che conserva le postazioni in pietra per poter lavare i panni nell’acqua. Arrivati fino alla darsena e abbiamo svoltato in Via Vigevano, dove entriamo in un piccolo bar ispirato al Messico “El Chupasangre”. Qui il bravissimo proprietario ci ha illustrato la grande tradizione del Mezcal, un distillato ottenuto dall’agave, insegnandoci ad accompagnarlo con altri sapori quali il pepe, le briciole di coleottero e vari peperoncini. Finalmente era arrivato il momento della cena! Abbiamo gustato delle ottime polpette (quelle al baccalà vincono su tutte!) con un buon servizio presso il ristorante “Meatball Family”. Sazi, abbiamo deciso di fare una passeggiata lungo le rive della darsena per scorgere i riflessi sull’acqua e ammirare la luna che sale sopra i palazzi, creando davvero una bellissima atmosfera. La serata rimane vivace con molta gente in giro e nei locali sulla riva e alle fine siamo rientrati in hotel per recuperare un po’ dalla stanchezza arretrata.

Una canoa naviga nel Naviglio grande
Aperitivo
Vicolo dei lavandai
Darsena

L’indomani è cominciato con una passeggiata nella futuristica Piazza Gae Aulenti, progettata dall’architetto argentino Cesar Pelli e inaugurata nel 2012, un ottimo esempio di innovazione e sostenibilità. Da qui si può inoltre godere splendidamente dello skyline di Milano dove spicca l’Unicredit Tower, il grattacielo più alto d’Italia. La piazza ospita diversi negozi, una bella fontana con giochi d’acqua e ristoranti al piano inferiore. Proseguendo si trova uno spazio polifunzionale l’Unicredit Pavilion, dopodichè si può attraversare via Gioia con un ponte pedonale ed arrivare in piazza Alvar Aalto dove si innalzano dei grattacieli residenziali di lusso. Abbiamo pranzato presso “Italian Bakery” piccolo locale il cui pregio è di esporre le pietanze previste dal menù giornaliero abbinandole a un servizio dinamico ed efficace. Da qui ci siamo diretti vero Porta Garibaldi e quindi abbiamo percorso il vivace corso. Arrivati al castello sforzesco, bellissima costruzione del XV secolo (segnalo che conserva al suo interno la Pietà Rondanini di Michelangelo), attraversiamo i vari cortili fino a sbucare nel parco Sempione, polmone verde della città. Abbiamo quindi riattraversato il castello e siamo usciti dall’ingresso principale con la bella fontana. Abbiamo proseguito lungo la vivace e vitale via Dante e arriviamo fino ad arrivare alla medioevale piazza Mercanti e in piazza Duomo. Nonostante si sia visto tante volte in televisione, sui giornali dal vivo fa sempre impressione, è davvero maestoso! All’interno della Galleria Vittorio Emanuele ci siamo lasciati abbagliare dalle scintillanti vetrine delle boutique di lusso e ci siamo concessi un aperitivo presso l’elegante “Camparino in Galleria”. Davvero buono l’americano!! Abbiamo passeggiato lungo corso Vittorio Emanuele II fino a piazza S. Babila e a via Monte Napoleone. Successivamente ci siamo recati in zona Isola dove avremmo in seguito cenato, ma intanto abbiamo sorseggiato una birra artigianale presso il “Saloon of the Artists” locale folkloristico situato in una laterale di Via Sarpi. Eravamo nel quartiere cinese della città, con negozi caratteristici per un salto (virtuale) in oriente. Siamo quindi andati a cena presso “Grani e Braci”. Si tratta di un locale moderno, nel cui menù spicca la selezione di carni alla griglia. Ho deciso di affrontare un Kobe, si tratta di un taglio pregiato di carne del bovino giapponese chiamato Wagyu. Scelta azzeccata, carne molto gustosa, anche se il servizio non è impeccabile. Per il dopo cena siamo rimasti nel quartiere Isola per recarci al “Frida”, locale molto frequentato che propone musica, un’ampia scelta di cocktail e un cortile dove potersi sedere e fare incontri. Davvero un bel posto per trascorrere la serata!

Castello sforzesco
cortile interno del Castello Sforzesco
dintorni di Piazza Gae Aulenti
Piazza Gae Aulenti

L’indomani purtroppo siamo dovuti rientrare in treno, terminando così un divertente weekend fra amici, partito male ma che con entusiasmo abbiamo raddrizzato fra risate, visite, incontri e aneddoti. Sicuramente sarà un’esperienza che ripeterò sfruttando l’occasione di mostre o eventi. E’ sicuramente una città che consiglio a tutti di visitare.    

Come accompagnamento musicale consiglio “Voglia di infinito” dei Selton, gruppo brasiliano con sede proprio a Milano e il cui album si chiama Loreto Paradiso, citando piazzale Loreto.

 

Le Baltiche nel centenario dell’indipendenza

Oggi vi racconterò dell’ultimo mio viaggio in cui ho attraversato le tre repubbliche baltiche: si tratta di Estonia, Lettonia e Lituania! Proprio quest’anno, infatti, festeggiano un’importante ricorrenza: il centenario della loro prima indipendenza! Dopo la caduta dell’Unione Sovietica hanno saputo svoltare pagina, ricostruendo, rinnovando e puntando tanto sulla tecnologia e l’informatica. Su quest’ultima segnalo che in Estonia è stato progettato Skype e che si vota dal proprio dispositivo elettronico senza doversi recare alle urne! Dopo queste piccole curiosità iniziamo il nostro viaggio partedo dalla bellissima Estonia!

Siamo partiti all’alba dall’aeroporto di Venezia, con destinazione Tallinn, dove siamo arrivati nel primo pomeriggio. Abbiamo effettuato un breve tour panoramico in pullman e percorso il lungo mare fino ad arrivare alle rovine del monastero di Santa Brigida, situate in una zona periferica della città. Da qui si può ammirare un edificio in stile gotico di cui rimangono le mura e il frontone alto 35 metri. Terminata la breve visita ci siamo diretti in hotel per poter recuperare le forze.  L’indomani dopo aver assaggiato l’aringa a colazione, una particolarità del posto, ci siamo diretti verso il cuore della città. La nostra visita è iniziata dalla parte alta chiamata Toompea dove si trova il Parlamento e la bella cattedrale ortodossa di Aleksandr Nevskij, in cui si stava svolgendo una funzione. Ci siamo lasciati trasportare dalla devozione dei locali, dalla luce delle candele, dai colori sgargianti delle preziose icone e dall’oro usato per le decorazioni. Siamo usciti e abbiamo proseguito la nostra passeggiata passando per il duomo luterano fino ad arrivare ad un paio di punti panoramici da dove si osservano le meraviglie del centro storico con tutte le torri di fortificazione e il porto. Durante queste pause ci siamo gustati, dalle bancarelle locali, delle buonissime mandorle tostate e speziate con la cannella. Ripresa la visita, percorriamo le celebri vie “Gamba Corta” in cui abbiamo fatto una piccola sosta alla torre della porta e “Gamba Lunga”. Da lì siamo arrivati fino al “caffè-pasticceria Maiasmokk” proprietaria di una bellissima vetrina con un trenino in funzione e una ruota rotante munita di tazzine. Abbiamo proseguito la camminata fino alle famose “tre sorelle” trattasi di 3 edifici storici addossati l’uno all’altro che ora costituiscono un hotel.

La cattedrale Aleksandr Nevskij
Uno scorcio nella zona di Toompea con la bandiera dell’Estonia

E’ ora di pranzo e giungiamo alla piazza del municipio dove si svolgeva il tradizionale mercato cittadino. Siamo rimasti entusiasti dal tripudio di banchi che vendevano abiti, tovaglie e quant’altro in lino, usato molto in questi Paesi. Qui pranziamo in uno dei tanti ristoranti con cucina tipica (“Maikrahv”).

Riprese le forze, percorriamo il caratteristico passaggio medioevale di Santa Caterina, una via molto caratteristica adornata da belle botteghe. Arriviamo fino alla via Viru dove, uscendo dalla porta difesa da due torri medioevali, si trova un coloratissimo e a dir poco profumato mercato di fiori che potete trovare tutti i giorni. Risaliamo sul pullman per uscire dalla città e ci rechiamo al museo etnografico di Rocca al mare in cui facciamo un tuffo nel passato, nella vita rurale e contadina dell’Estonia. Abbiamo attraversato il bosco e visitato case contadine e mulini, siamo arrivati fino in riva al mare. Camminando ci imbattiamo in un gruppo folkloristico locale che ha inscenato qualche ballo per noi. Un fuori programma molto appezzato! Rientrati in città ci siamo fatti una piccola scappatella nella chiesa-museo di S. Nicola. Un’idea davvero brillante, poiché all’interno vengono conservati due capolavori: il dipinto della Danza Macabra e l’altare corredato da doppie ali che racconta la vita del Santo. Opere forse inconsuete ma davvero di grande bellezza. Il museo conserva ulteriori esposizioni di oggetti sacri e altre opere molto ben curate. Durante la nostra visita abbiamo inoltre assistito ad un piccolo concerto che rendeva il tutto ancora più interessante. Nel frattempo stava arrivando la sera e così rientriamo in hotel per la cena. Dopodichè facciamo due passi vicino al mare per assistere ad un meraviglioso tramonto che irradiava gli edifici colorandoli di toni caldi e creava bellissimi riflessi sull’acqua.

Balletto folkloristico
Tramonto sul mare
Il porto al tramonto
Cala la sera su Tallinn

Direzione Lettonia!

Il terzo giorno inizia con una sosta a Parnu, famosa località balneare-termale dell’Estonia. Approfittando del bel tempo, facciamo due passi fino all’ampia spiaggia di sabbia per bagnarci i piedi nel mare Baltico. Rientrati in città, visitiamo la bella chiesetta ortodossa di Santa Caterina e diamo un piccolo contributo all’economia locale entrando in qualche negozio che vendeva principalmente lino e oggettistica in legno. Subito dopo pranzo continuiamo il nostro viaggio attraverso splendidi boschi fino a varcare il confine della Lettonia. Come per magia, ecco apparire la caratteristica città di Riga. Entrando in città si trovano dapprima quartieri popolari, con vecchie fabbriche dove il lascito russo è ancora presente, dopodichè, avvicinandoci al centro storico la situazione cambia fino ad ammirare edifici moderni e curati. Dopo una cena rigenerante, passeggiamo per il centro e notiamo fin da subito la vivacità dei locali e dei ristoranti affollati.

La spiaggia di Parnu
Il palazzo delle corporazioni

Il giorno successivo incominciamo la visita partendo da via Alberta che conserva numerosi palazzi in stile Art Noveau, riccamente decorati in cui spiccano i colori bianco e azzurro. Per differenziare le tre capitali posso dirvi brevemente dire che Tallinn conserva molti monumenti di epoca medioevale, Riga sfoggia splendidi edifici in stile liberty e Vilnius è rinomata per l’architettura barocca. La visita continua spostandoci nel centro storico, partendo dall’esterno dell’Opera, dove attraversiamo la via pedonale centrale, per dare una sbirciatina al duomo cattolico di San Giacomo. Davanti ad esso possiamo contemplare i “tre Fratelli” un complesso residenziale formato da tre edifici, il più antico del ‘400 e il più recente del ‘600. Concludiamo questo giro entrando nel Duomo Luterano. In cui assistiamo ad uno splendido concerto di organo, considerato il più grande al mondo quando era stato costruito nel 1883! In quella ventina di minuti, ci ha letteralmente trasportato in un’altra dimensione, fatta di pace e armonia. Completiamo la visita del centro con la piazza del municipio in cui viene ospitata anche la Casa delle Teste Nere, un tempo sede delle corporazioni. Nel pomeriggio ci dirigiamo verso il museo nazionale delle belle arti, ospitato in un palazzo recentemente rinnovato che conserva un’affascinante scalinata d’epoca e una moderna terrazza da cui si poteva godere un bel panorama della città, ed in particolare, delle cupole dorate della cattedrale ortodossa. Il museo espone una collezione di artisti russi e locali oltre ad opere contemporanee. Successivamente abbiamo attraversato il parco Esplanade e siamo entrati nella cattedrale ortodossa dedicata alla natività di Cristo, qui siamo rimasti molto colpiti dai colori delle icone e dalla ricchezza delle decorazioni. Siccomne avevamo ancora un po’ di tempo a disposizione, sfruttando la giornata soleggiata per fare una piccola navigazione tra il canale e il fiume Daugava che attraversano la città. Ci siamo goduti decisamente dei bei scorci guardando la città da un’altra prospettiva.

scorcio della città vecchia, si vedono i tre fratelli
riflessi nel Duomo

 

colori del centro storico

Per concludere Lituania arriviamo!

L’indomani mattina iniziamo il percorso a tappe che nel tardo pomeriggio ci avrebbe portato a Vilnius.  Si comincia di prima mattina esplorando il celebre mercato di Riga, che viene ospitato in dei grandi magazzini una volta utilizzati per i dirigibili Zeppelin. C’è grande vivacità con il reparto pescheria che da il meglio di sè sfoggiando una grande varietà di specie sia freschi che affumicati. Presente anche il reparto alimentare con prodotti tipici quali: formaggi, pane,  frutta secca, miele, ecc. All’esterno si trova un’altra area con banchi di ortofrutta dove la fanno da padrone i frutti di bosco.  Usciamo dalla città e scendiamo verso sud  rimanendo entusiasti nell’ammirare il repentino cambio di paesaggi. I boschi visti nei giorni precedenti lasciavano spazio a campi e alle coltivazioni dove spiccavano i tappeti gialli della colza in fiore. Ci fermiamo al Palazzo barocco di Rundale, residenza estiva dei duchi di Curlandia. Il palazzo fu progettato dall’architetto italiano Rastrelli. Visitando il palazzo si possono scoprire curiosi episodi della vita di Caterina La Grande. In questo periodo i giardini del palazzo davano il loro meglio con un tripudio di colori dei tulipani in fiore. Successivamente ci rechiamo alla Collina delle Croci, un luogo impressionante dove prevale il silenzio e la devozione dei Lituani. SI tratta di una vera e propria collina dove sono state piantate migliaia di croci di legno di tutte le dimensioni. In questo luogo così particolare, anche Papa Giovanni Paolo II ci fece visita. Si era ormai fatta sera e per non farci mancare una visitina veloce a Vilnius, ci siamo diretti verso il centro storico! Qua, favoriti da una suggestiva luce serale, abbiamo ammirato i principali monumenti illuminati e apprezzato la vivace vita del centro.

Mercato di Riga
Palazzo Rundale e i suoi giardini
Il municipio di Vilnius
La cattedrale con la torre campanaria

Il giorno seguente effettuiamo la visita dei monumenti con la luce della mattina: la piazza del municipio, la piazza della Cattedrale con la torre campanaria; la porta dell’Aurora con la celebre Madonna nera; il quartiere universitario con l’interessante visita interna della bella chiesa di San Giovanni, il Grande cortile e il cortile dell’osservatorio astronomico; la via Literatu con un muro decorato con numerose opere d’arte; il quartiere ebraico, il palazzo dei Granduchi di Lituania ricostruito in maniera egregia con un’esposizione piccolina ma veramente ben progettata e per finire la prospettiva Gedimino con il suo importante viale dove si affacciano bei palazzi.

Visitiamo anche numerose chiese tra cui la bella Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, la Chiesa di S. Anna e l’adiacente chiesa dei Bernardini. Per questa grande concentrazione di luoghi di culto (ortodossi, cattolici e protestanti) e per una forte presenza ebraica, la città è soprannominata la “Gerusalemme del Nord”.

Via Literatu con il muro decorato da opere d’arte
Chiesa di S. Bernardino

Non poteva mancare un’escursione al vicino lago di Trakai. Sull’isola sorge un castello in stile gotico che fu la residenza principale dei Gran Duchi di Lituania quando Trakai era la capitale del Paese. Devo ammettere che questo luogo regala bellissimi e sgargianti panorami grazie al verde della vegetazione, il rosso del castello, l’azzurro del cielo e il blu dell’acqua. In particolare Il lago è molto frequentato dai lituani che ci praticano diversi sport, e in cui si può fare un giro in barca e persino farsi un bagno! Il castello, in parte ricostruito, ospita un’esposizione di reperti e ricostruzioni di ambienti e costumi. E’ da tener presente che ancora oggi in questo luogo vive una piccola comunità di caraiti che arrivarono alla fine del 1300 dalla Crimea. Si tratta di un popolo di ceppo e lingua turchi e di religione ebraica caraita. L’indomani, purtroppo siamo dovuti rientrare in patria, concludendo cosi questo lungo viaggio che ci ha fatto attraversare 3 stati vicini, ma comunque differenti l’uno dall’altro per tradizioni, mentalità, monumenti e paesaggi. Hanno saputo superare le invasioni subite, rinnovandosi e proiettandosi nella modernità e nel futuro.  Insomma, non posso che consigliarvi di fare questa magnifica esperienza attraverso le Repubbliche Baltiche!   

Il castello di Trakai

Barche ferme al lago di Trakai

Weekend di primavera a Genova

Genova spesso si porta dietro una nomea non proprio invidiabile, probabilmente a causa della sua grandezza e della presenza di un importante porto in cui attraccano anche traghetti provenienti da rotte internazionali. Questa peculiarità l’ha accompagnata per secoli… marinai e merci provenienti da ogni parte arrivavano a Genova, lasciando tracce nella cultura e nella struttura edilizia della città. Però non tutti sanno che è stata capitale europea della cultura nel 2004 e conserva un bellissimo centro storico arricchito dal caratteristico sistema dei Palazzi dei Rolli patrimonio dell’umanità dell’Unesco.   

Può essere una valida meta per un weekend, specialmente in primavera…. A tal proposito vi racconto il mio ultimo viaggio effettuato in occasione dell’Euroflora, manifestazione internazionale dedicata ai fiori che richiama grande seguito da tutta Europa.

Partiti in pullman, siamo arrivati nel primissimo pomeriggio in città dove abbiamo iniziato subito la visita, partendo dal porto antico. Questa immensa area è stata riqualificata dopo i lavori realizzati in occasione delle celebrazioni del cinquecentenario della scoperta dell’America del 1992. Il progetto fu affidato all’architetto Renzo Piano. Oggi giorno l’area ospita numerosi edifici di interesse artistico, museale, turistico: Il Museo del Mare Galata, l’acquario (che certamente merita una visita e che incuriosisce grandi e piccini, bisogna però mettere in conto almeno 2 ore e ½ ), la Biosfera, il galeone Neptune, il bigo (riproduzione di una gru da carico la cui struttura sorregge un ascensore panoramico) e altre strutture. Abbiamo proseguito verso piazza Caricamento e Palazzo San Giorgio, uno storico edificio affrescato che attualmente ospita l’Autorità portuale di Genova, quindi siamo giunti in piazza Banchi, così chiamata per la presenza dei cambiavalute posizionati sotto i portici dei vari palazzi. La piazza ospita anche la loggia dei Mercanti che fu la sede della prima borsa merci e cambi in Italia e la Chiesa di San Pietro in Banchi.

Galeone Neptune
Chiesa San Pietro in Banchi
Nicchia decorata nel centro storico
Gli stretti vicoli del centro

Abbiamo quindi proseguito verso la bella Cattedrale di San Lorenzo che custodisce le ceneri del patrono della città San Giovanni Battista giunte a Genova alla fine della prima crociata. Ricostruita in seguito a un incendio secondo i dettami dell’architettura gotica, si presenta a bande bianche e nere. Successivamente siamo arrivati in piazza Matteotti che ospita la chiesa del Gesù e il palazzo Ducale in cui siamo entrati. Attraversando i suoi cortili, siamo sbucati nella celebre piazza De Ferrari che, oltre ad una fontana in bronzo, ospita diversi importanti palazzi: il Teatro Carlo Felice, l’Accademia linguistica di belle arti, il Palazzo della Regione e dal Palazzo della nuova Borsa. In quei giorni c’era anche una colorata e simpatica decorazione di ombrelli appesi tra i tetti dei palazzi che partiva dalla vicinissima piazza Labò e ci ha accompagnati per tutta via Roma e via XXV aprile fino alla piazza delle Marose e via Garibaldi. Si tratta di un particolare esempio di privatizzazione di metà del XVI sec. di un vero e proprio quartiere che ospita magnifici palazzi fatti erigere dalle più ricche famiglie di Genova. La peculiarità di queste dimore consiste nella presenza di alloggi necessari a ospitare a turno le varie delegazioni in visita alla città in quanto non esisteva un palazzo reale considerato che a Genova vigeva l’oligarchia. Successivamente le abitazioni hanno ospitato viaggiatori illustri che includevano Genova nei loro Grand Tour. Oggi potremmo definirlo una sorta di albergo diffuso.

Abbiamo iniziato la discesa passando davanti alla bella chiesa di San Siro e attraversato vari vicoli per ritornare al porto vecchio.

Cattedrale di San Lorenzo
Decorazioni con gli ombrelli colorati
Chiesa di San Siro

Ci siamo quindi trasferiti ad Arenzano, a pochi km di distanza da Genova, dove abbiamo pernottato quella sera. Si tratta di una località turistica con un bel lungomare, diverse ville storiche, il porticciolo e il Santuario del Bambino Gesù di Praga.

L’indomani siamo partiti alla volta di Nervi (ormai quartiere inglobato da Genova), per dedicare la giornata alla visita dell’Euroflora. Importante manifestazione del settore floreale che si svolge a 7 anni di distanza dalla precedente edizione nell’esclusiva cornice dei parchi delle ville di Nervi (in passato si svolgeva nella fiera di Genova). Si tratta di un complesso storico ambientale di grande valore che unisce ville, musei e giardini dove la flora mediterranea si mischia a piante esotiche e tropicali. Le navette predisposte dall’organizzazione ci hanno lasciato in via Oberdan, da qui siamo scesi a piedi fino al pittoresco porticciolo e quindi abbiamo percorso tutta la passeggiata a mare dedicata ad Anita Garibaldi, moglie di Giuseppe Garibaldi, godendo degli incantevoli scorci sulla scogliera con il sole del mattino che ci accarezzava la pelle.

Entrati nella manifestazione ci siamo immersi fra profumi e colori in questo collage di fiori e piante con installazioni e opere d’arte realizzate ad hoc. La location è davvero bella anche se può risultare un po’ dispersiva. Per gli amanti del genere c’è davvero da perdersi per ore fra roseti, un labirinto, esposizione di bonsai, una cappella decorata con orchidee, il mercato dove poter acquistare piante e fiori e chioschi a base di tipicità genovesi per rifocillarsi.  Terminata la visita, per poter riprendere la navetta abbiamo percorso tutta la via centrale che attraversa Nervi, dove si affacciano invitanti ristoranti e belle vetrine di negozi.

Euroflora
Euroflora
Euroflora

Si è conclusa così una bella 2 giorni ligure che ci ha permesso di esplorare gli scorci del bellissimo centro storico di Genova facendoci tonare indietro nel tempo in un’epoca di grandi esploratori e commercianti, arricchendoci delle radicate tradizioni e dei sapori della propria cucina, oltre naturalmente a averci avvicinato alla grande abilità della floricoltura. Mi è rimasto impresso il forte legame di queste località al proprio mare ma anche alla propria terra per quanto aspra.

Per la colonna sonora consiglio il gruppo genovese degli Ex-Otago il cui ultimo album si chiama Marassi, facendi riferimento a un quartiere di Genova. Da cui estrapolo: “Cinghiali Incazzati”.

Marocco: dal deserto all’oceano Atlantico

Proseguo con il racconto della seconda parte del viaggio in Marocco che prevede l’escursione di tre giorni attraverso la Valle del Dades e le gole del Todra fino ad arrivare al deserto del Erg Chebbi. Il rumore e la frenesia della città lasciano spazio alla calma, al silenzio e ad un contatto con le persone molto autentico.

Il terzo giorno siamo partiti quindi in fuoristrada con il nostro autista Mustapha verso le imponenti montagne dell’Alto Atlante. La prima cosa che mi ha colpito è che, contrariamente a quanto pensavo i dintorni di Marrakech sono molto verdeggianti con coltivazioni di ulivi. Curva dopo curva man mano che l’altitudine aumentava il paesaggio si modificava diventando sempre più aspro. Abbiamo raggiunto il punto più alto del passo di Tizi n’Tichka a 2260m. Sulle montagne era ancora presente la neve, poi una volta intrapresa la discesa si sono presentati attorno molti ruscelli e torrenti, alberi di mandorlo che incominciavano a fiorire e il colore della terra e delle montagne circostanti diventava rossastro. Arriviamo nei pressi di Ouarzazate per visitare la Ksar Ait Ben Haddou, si tratta di una cittadina fortificata, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco  e utilizzata come set cinematografico per diversi film quali “Lawrence d’Arabia”, “Il gioiello del Nilo”, “Il Tè nel Deserto”, “La Mummia” e “Il Gladiatore”. Attraversato il ponte sul fiume e intrapresa la salita sino in vetta abbiamo potuto ammirare le costruzioni tipiche di questa antica città come le kasbah e le torri, abitata un tempo da circa 80 famiglie di cui 20 ebree e la maggioranza berbera. Attualmente sono rimaste solo 8 famiglie. Dalla cima del colle dove una volta c’era il granaio fortificato si gode di una splendida vista su tutti i dintorni. Siamo quindi scesi e abbiamo deciso di mangiare fuori dalla città vecchia sulla strada principale, un buon piatto di verdure fresche e il primo cous cous del viaggio che però non ci ha entusiasmati….

 

Le montagne dell’Atlante
La Ksar Ait Ben Haddou

Abbiamo ripreso il nostro percorso in fuoristrada, dirigendoci verso Ouarzazate passando gli studi cinematografici fino a giungere in città. Impossibile non fermarsi per una foto alla Kasbah di Taourirt. Proseguendo siamo arrivati nella particolare zona chiamata “La valle delle mille Kasbah” caratterizzata da ampie piantagioni di palme e innumerevoli Kasbah.

Procedendo il paesaggio diventava desertico con forte presenza di sale, evidenziato da grandi residui bianchi sul terreno.

In serata abbiamo finalmente raggiunto la valle del fiume Dades dove pernottiamo in un semplice hotel ma con una bellissima vista da cui si possono ammirare sia il tramonto sia l’alba che cambiano i colori delle montagne e dei villaggi intorno.

L’indomani siamo partiti per una breve esplorazione dell’area, accompagnati sempre dal fiume e dalle montagne intorno che qui, però, si presentavano con delle caratteristiche formazioni rocciose simili per certi versi ai “Camini delle Fate” della Turchia. Veramente un paesaggio singolare!

 

Valle del Dades
Valle del Dades

Abbiamo Iniziato il tragitto che ci conduceva alle gole del fiume Todra attraversando un paesaggio desertico, inizialmente pianeggiante poi principalmente collinare. Salendo ci siamo trovati davanti a un panorama mozzafiato con gli estesi palmeti di Tinghir sotto di noi…. I marocchini sono veramente maestri nello sfruttare i fiumi che la natura gli concede canalizzandoli fin dalle sorgenti per utilizzare l’acqua in agricoltura. La cosa curiosa è che ci sono molti campi coltivati a grano.  Arrivati alle gole, abbiamo percorso qualche centinaio di metri a piedi in mezzo a diversi turisti. Il posto è davvero bello con pareti rocciose a picco alte circa 200 metri e larghe circa 40-50 metri affrontate da impavidi scalatori che provano la salita. Camminando, abbiamo notato due scene per noi ormai insolite: prima una persona intenta a raccogliere l’acqua del fiume dentro alcune bottiglie e poi un ragazzo che lavava i panni sull’argine. Arrivati fino alla sorgente del fiume siamo ripartiti in fuoristrada.

Gole del fiume Todra

Abbiamo proseguito il nostro percorso verso il deserto attraversando un paesaggio monotono intervallato da diversi villaggi. Ad un certo punto si è aperto all’improvviso davanti a noi uno scenario incredibile, da un lato della strada le prime dune di sabbia, dall’altro una serie infinita di collinette ordinate. Grazie a un ragazzo del posto abbiamo scoperto che si trattava di un sistema di pozzi e canali d’acqua e abbiamo avuto anche la possibilità di scendere sottoterra per scoprire i vari collegamenti.  

Attraversando qualche villaggio, abbiamo raggiunto Rissani, paese in cui si svolge tre volte a settimana un’importante mercato che attira clienti dalle località vicine. Entrati nel souk abbiamo osservato i vari settori: alimentari, spezie, verdure, falegnameria, ferro e c’era addirittura un spazio dedicato alla compravendita degli animali vivi. Abbiamo mangiato una tipica Medfouna comprata in un banco del mercato, si tratta di una sorta di pizza farcita all’interno con carne, verdure, mandorle e spezie. Semplicemente deliziosa!

Mercato di Rissani
Mercato di Rissani
Mercato del bestiame di Rissani

Ci mancava un ultimo breve tratto prima di arrivare nel deserto, una zona desertica pianeggiante con rocce e pietrisco (il termine tecnico è hamada e si differenzia dall’Erg, deserto sabbioso di cui fra poco vi racconto).

Siamo arrivati finalmente nell’Erg Chebbi, distesa di dune sabbiose alte fino a 150 metri. Abbiamo potuto attraversare le dune e raggiungere il campo tendato cavalcando dei docili dromedari. Devo ammettere che all’inizio ero un po’ timoroso per via dell’altezza ma dopo poco mi sono sciolto e ho potuto gustare questa insolita esperienza nonostante il vento che soffiava forte alzando anche molto sabbia. Dopo circa un’ora in sella al dromedario, siamo arrivati nei pressi delle tende ma abbiamo preferito aspettare sulle dune il tramonto i cui colori si sono dimostrati un po’ rovinati a causa delle condizioni climatiche. Comunque è stata forte la sensazione di pace e libertà che ci trasmetteva. Dopo esserci sistemati nelle tende, che devo ammettere erano molto confortevoli, abbiamo cenato, serviti da dei gentilissimi ragazzi locali con piatti a base di Tajine di carne. Piatto che apprezzo davvero molto perchè in questi contenitori di coccio vengono cotti insieme verdure e carne, a volte abbinando anche sapori agrodolci. Usciti dalla tenda abbiamo ammirato una magnifica luna piena che irradiava tutto il deserto di una luce incredibile. Per fortuna si vedevano anche molte stelle brillare….

Tramonto nel deserto
Tramonto nel deserto
La sera nel campo tendato

La mattina dopo ci siamo svegliato presto per ammirare l’alba. Stavolta le condizioni per vedere un grande spettacolo c’erano tutte: il vento si era calmato e il cielo era pulito. Una volta trovato il punto ideale, abbiamo atteso che il cielo si trasformasse in una tavolozza di colori, che ogni instante cambiano tonalità… e noi attoniti ad ammirare la forza straripante della natura, fino al sorgere del sole…. Una palla infuocata che sale e irradia tutto con una tale energia e nel silenzio più assoluto.

I colori dell’alba
L’alba nel deserto
Il sole che sorge

Dopo la colazione siamo ripartiti in fuoristrada per rientrare a Marrakech coprendo la distanza di circa 600 km. Il viaggio procedeva molto velocemente attraverso un tratto non percorso il giorno precedente che ricorda un po’ le immagini che abbiamo in mente della savana, con diversi alberi di Cassia sparsi qua è la. Lungo la strada incrociavamo qualche pastore con il proprio gregge e diversi villaggi polverosi e ad un certo punto abbiamo costeggiato il fiume Draa, il più lungo del Marocco. Abbiamo intrapreso la salita verso le montagne dell’Atlante costeggiando una sorta di Canyon di granito scavato dall’acqua. Infine siamo scesi fino a Marrakech dove un po’ provati siamo rientrati in riad.

Il giorno seguente però abbiamo deciso che dopo le montagne era ora di vedere anche l’oceano, per cui ci siamo diretti verso Essaouira raggiunta in circa 3 ore di macchina. Abbiamo attraversato quindi tutto il Marocco in senso trasversale e anche in queste zone notavamo molto verde, campi, ulivi e tante cooperative per la raccolta dell’argan. Qua mi pare ci fosse una diatriba fra chi ritiene che viene prima mangiato dalle pecore e chi invece sostiene che viene raccolto direttamente dall’albero.

Finalmente si è aperta dinnanzi a noi la vista dell’oceano, peccato che la giornata fosse ventilata e piovosa. Siamo entrati nella Medina dove spiccano le case bianche con porte e finestre blu e siamo subito arriviati al suo famoso porto dove per prima cosa abbiamo sfruttato un bastione per gustarci una bella vista sull’oceano e sulla Medina fortificata. Purtroppo il vento disturbava, quindi abbiamo preferito scendere e guardare le molte barche ferme in porto. Quel giorno il pescato era scarso…. Qua e là si trovava qualche cassetta di pesce in vendita, ma poco. Siamo rientrati nella Medina dove abbiamo girato fra viuzze, piazzette e suk.  Devo ammettere che si respirava un’atmosfera diversa rispetto a Marrakech, vivace ma molto più autentica…

Siamo riusciti ad andare anche verso la bella spiaggia ma il panorama era rovinato a causa delle condizioni climatiche e dalla conseguente acqua sporca.

 

un gabbiano nel porto di Essaouira
Il bastione nel porto di Essaouira
Le barche ferme nel porto di Essaouira
Vista della Medina di Essaouira dalle mura

Ben presto era giunto il momento di ritornare a Marrakech, dove per l’ultima cena abbiamo deciso di andare a mangiare presso il ristorante “Limoni” realizzato in una riad. Nel suo cortile erano presenti delle profumate piante di limone. Devo dire che il servizio e la qualità delle pietanze, che erano un mix fra marocchine e italiane, si sono rivelati ottimi. Io ho provato un tajine di agnello veramente squisito.

L’indomani siamo rientrati, accompagnati da un velo di malinconia, ma arricchiti dalle diverse esperienze fatte e dalla gentilezza delle persone incontrate. Resta forte il desiderio di tornare in Marocco per visitare le città non toccate in questo tour, completando così la conoscenza di questo paese che ci ha incantati.

La scelta della colonna sonora è molto semplice: Bombino (come canzone direi Azamane Tiliade). Un bravissimo chitarrista touareg (del Niger) che ho avuto la fortuna di vedere anche dal vivo e ho risentito piacevolmente durante i tragitti in fuoristrada per arrivare nel deserto.

Marocco: Marrakech

 Questa volta vi parlo del mio recente viaggio in Marocco svoltosi dal 25 febbraio al 4 marzo in compagnia di un mio amico.

L’idea di un viaggio in Marocco c’è l’avevo da molto tempo, affascinato com’ero dall’arte e dalle città di questo Paese. Finalmente sono riuscito a realizzare questo mio piccolo sogno. In realtà di questo grande stato abbiamo visitato soltanto una parte; partiti dall’affascinante Marrakech, abbiamo poi affrontato un’escursione durata 3 giorni fino al deserto dell’Erg Chebbi e siamo poi tornati a Marrakech. Infine ci siamo diretti verso la costa Atlantica per visitare Essaouira e ripartire dall’aeroporto internazionale Menara.

Ho diviso il mio racconto in due parti, in modo tale da dare la giusta importanza sia al racconto di Marrakech sia a quello dell’escursione. Pertanto questa prima parte è incentrata sulla “città rossa”.

Partiti da Treviso con un volo diretto atterriamo nel modernissimo aeroporto di Marrakech, dove un’auto ci attendeva per portarci alla Riad da noi prenotata e situata all’interno della Medina, centro storico della città e circondato da mura.

Dopo una buona prima colazione dolce accompagnata dal primo di una lunga serie di thè marocchini alla menta (rigorosamente versati dall’alto in bicchieri di vetro), ci siamo incamminati con grande entusiasmo all’esplorazione della città vecchia. Dopo pochi passi ci siamo imbattuti in una delle tante persone che si sono offerte durante tutto il viaggio di indicarci strade e percorsi per raggiungere le nostre mete. Questa volta però ancora un po’ spaesati abbiamo seguito i consigli che si sono rivelati sbagliati e ci siamo ritrovati ben presto disorientati nella fitta rete di stradine della città vecchia, e siamo finiti fuori dalle mura arrivando in un chiassoso mercato. Una volta recuperato l’orientamento abbiamo sfruttato questa deviazione per incominciare le nostre visite da uno dei luoghi più famosi della città: i Giardini Majorelle che comprendono anche due musei: quello dedicato a Yves Saint Laurent e quello dell’arte e tradizione berbera.

Siamo entrati nel nuovissimo museo Yves Saint Laurent (inaugurato il 19 ottobre 2017) che espone con straordinari giochi di luce preziosi abiti e gioielli, oltre a foto e disegni dello stilista. Il complesso ospita anche mostre temporanee e un piccolo auditorium.

Proseguendo nel giardino, nonostante le condizioni climatiche non ci aiutassero a causa della pioggia. Abbiamo ammirato le tante varietà di piante e cactus, le vasche e fontane d’acqua fino a raggiungere il monumento a memoria di Yves Saint Laurent e Pierre Bergè e poi siamo entrati nel museo berbero. Breve storia del giardino che fu creato dal pittore francese Majorelle che fece anche costruire la villa in stile Moresco. Al primo piano c’era la sua casa e al piano terra lo studio. Nel 1937 dipinse la villa e il giardino di una tonalità di blu che prese proprio il suo nome. Nel 1980 Yves Saint Laurent e Pierre Bergè incantati dalla struttura l’acquistarono. Interessante l’interno del museo berbero dedicato alla cultura di questa etnia che espone gioielli, ceramiche, pelli e armi.

Tipico motorino con un carico speciale

 

Mercato fuori dalla Medina
Fontana nel Jardin Majorelle

Siamo entrati nuovamente nella Medina all’interno delle mura e abbiamo deciso di ripararci  dalla pioggia entrando in un altro museo: La Maison de la Photographie (costo d’ingresso 40 Dirham). Si tratta di una bella Riad, tradizionale dimora marocchina a più piani e cortile interno, allestita a museo con fotografie storiche di tutto il Marocco dalla fine dell’800 fino ad arrivare alla metà del secolo scorso. Una vera chicca per gli amanti della fotografia, tra l’altro il negozietto all’ingresso vende stampe realizzate con i negativi delle foto esposte.

La pioggia incessante ci spinge a cercare nuovo riparo nel vicino Musée de Marrakech (costo d’ingresso 50 Dirham). Un tempo residenza del ministro della difesa durante il regno del sultano Moulay Abdelaziz, nel 1997 fu restaurato e aperto al pubblico. Il palazzo brilla per la ricca decorazione delle sale con legno di cedro, ceramiche, stucchi e fontane in contrasto rispetto all’esposizione di poche opere moderne e di ceramiche. La fa da padrone il salone centrale con tetto in vetro a cui è appeso un enorme lampadario in ottone esattamente sopra la fontana centrale. Un’altra parte del museo è costituita dai tipici ambienti a cupola di un Hammam (complesso termale).

Uscendo dal museo, finalmente il sole aveva sostituito la pioggia, ma una volta raggiunta la vicina Medersa (scuola coranica) abbiamo scoperto con grande sorpresa che era chiusa per restauro. Era ormai giunta l’ora di pranzo, quindi passeggiando nei suk, tradizionali mercati organizzati in corporazioni, ci siamo fermati presso Chez Abdellay, un locale molto semplice ed economico dove abbiamo degustato una grigliata di carne accompagnata da un’insalatina, lenticchie e uova.

Terminato il pasto, abbiamo continuato ad attraversare i vari suk del quartiere Mouassine fino ad arrivare ai Jardin Secret (costo d’ingresso 50 Dirham). Trattasi di un’oasi composta da due giardini uno islamico e uno esotico con canali e vasche d’acqua e una torretta di 17 metri con un bar da cui si gode la fantastica vista di tutta la Medina. L’intero complesso è stato totalmente recuperato dallo stato di abbandono in cui si trovava ed è stato riaperto nel 2016 dagli imprenditori Lauro Milan e Sante Giovanni Albonetti. Passeggiando all’interno e godendo dei profumi delle piante aromatiche e del silenzio, ci dimentichiamo di essere nel pieno del concitato suk.  Per chi fosse interessato, vengono organizzate anche piccole visite guidate alla torretta nelle quali viene illustrata la sua antica funzione e le caratteristiche architettoniche.

Bancarella colarata nel suk
Fontana del Jardin Secret
Panorama dalla torre del Jardin Secret

Recuperate un po’ di energie ci siamo rituffati nel suk per giungere al Musée de Mouassine che in una riad ospita al piano inferiore piccoli manufatti berberi mentre al piano superiore si trovano i saloni riccamente decorati con fregi e legno dipinto risalenti alla metà del ‘500.

Finiti i musei abbiamo deciso di andare alla scoperta della mitica piazza Jemaa El Fna, una delle più celebri al mondo, un autentico spettacolo a cielo aperto. Ogni giorno nel tardo pomeriggio vengono montati chioschi dove si preparano tutte le specialità culinarie tipiche. Oltre al cibo nella piazza ci si può imbattere anche in bancarelle, musicisti, ballerini, acrobati, incantatori di serpenti, artisti e attori che animano la Jemaa fino a notte. Abbiamo scelto di goderci questo show dall’alto della terrazza del Cafè de France. Tramontato il sole l’atmosfera si fa quasi ipnotizzante. Con l’arrivo del buio ci siamo fermati in un piccolo ristorante vicino: Hadj Mustapha dove con pochi Dirham abbiamo assaporato un ottimo tanjia di carne cotto in anfore di coccio nel forno di un Hammam.

Venditore di uccelli in piazza Jemaa El Fna
La piazza Jemaa El Fna al tramonto

Il giorno seguente lo abbiamo dedicato alla visita della parte meridionale della Medina, partendo dal Palais de la Bahia (costo d’ingresso 10 Dirham), sontuoso palazzo del XIX secolo del Gran Visir (primo ministro) costituito da vari saloni, cortili, appartamenti e harem con una sorprendente ricchezza dei materiali e delle decorazioni.  Si tratta di un vero e proprio capolavoro di arte marocchina con un’estensione di 8 ettari.  Non sapevamo veramente dove guardare e dove fotografare colpiti da tanta cura e bellezza: in alto gli splendidi soffitti in legno dipinto e i minuziosi intarsi, le finestre istoriate, in basso pavimenti in marmo di Carrara, piastrelle Zelliji (piastrelle tagliate che riproducono un disegno geometrico) e le tipiche fontane d’acqua.

Usciti dal palazzo Bahia abbiamo attraversato il Mellah caratteristico quartiere ebraico della città con anche un folkloristico mercato coperto. I mercanti si divertono a illustrare e descrivere tutta la merce in vendita fra cui le varie spezie, profumi, tè, pietre e prodotti naturali per i più svariati usi, ovviamente durante la spiegazione viene offerto anche del tè, segno di ospitalità marocchina.

Dettaglio all’interno del palazzo Bahia
Negozio di spezie nel mercato coperto
Colorata bancaralla nel Mellah

Proseguiamo fino al Palazzo El Badi (costo d’ingresso 10 Dirham), si tratta dell’antico palazzo del sultano che nel corso dei secoli è stato saccheggiato ed ora rimane da poter visitare la grande corte interna con vasche d’acqua e 4 giardini infossati il tutto circondato da alte mura. Con un piccolo supplemento sul costo del biglietto si può ammirare in una sala con altre opere esposte il grande pulpito (in arabo minbar) originale della Mosche Koutoubia realizzato con legno di cedro finemente decorato.  Nei sotterranei ci sono delle esposizioni fotografiche. Salendo sui bastioni invece si gode di una splendida vista sulla Medina e sulle imponenti montagne dell’Atlante.

Il nostro percorso è continuato verso la moschea della Kasbah e alle vicine tombe dei Saaditi, dove entriamo (costo d’ingresso 10 Dirham). Si tratta di un grande complesso funebre con un giardino con tombe, un mausoleo decorato e la sala principale che abbaglia per la bellezza e per i colori. A farla da padrone è il marmo di Carrara, con preziosi stucchi d’orati a decorare l’ambiente che ospita le tombe dei vari principi Saaditi.

Tombe dei Saaditi

Arrivata ora di pranzo abbiamo optato per un pasto rapido nella vicina Rue de la Kasbah, in un tripudio di griglie fumanti lungo la strada.  Tra le tante scelte mi hanno conquistato degli spiedini di carne mista (pollo, agnello e manzo) accompagnati da patate. Semplici ma gustosi.

Rinfrancati dalla sosta, abbiamo ripreso il giro con il desiderio di “perderci” nella parte di suk che ancora non abbiamo attraversato quali quello dei fabbri, delle babouche, ecc. Si perché all’interno dei suk di Marrakech è solo questione di tempo prima di perdersi….. ma con un po’ di senso di orientamento, fissando qualche riferimento visivo e percorrendo le vie più frequentate ci si può lasciare trasportare da tutto il trambusto di questo luogo caratteristico, ritrovando ben presto la via maestra.

Il richiamo della piazza Jemaa El Fna è troppo forte per resistergli… una volta raggiunta, scopriamo che i commercianti devono ancora montare i vari chioschi per la cena accompagnati dal consueto trambusto. Dopo Esserci rinfrescati con un’ottima spremuta di arance siamo andati a vedere con una buona luce la Moschea Koutoubia e il suo minareto simbolo della città. Siamo riusciti anche a sbirciare all’interno in quanto le porte erano aperte ma non possiamo entrare (accesso proibito alle persone non di fede musulmana). Abbiamo attraversato velocemente i bei giardini situati nel retro della moschea prima di rituffarci nello spettacolo della Jemaa El Fna. Questa volta abbiamo scelto come spalti la terrazza del Café du Grand Balcon, il servizio non è stato il massimo ma la vista era spettacolare. Devo ammettere che è difficile annoiarsi o stufarsi, perché succedeva sempre qualcosa o c’è sempre qualcuno che attirava la nostra attenzione….Goduto un altro splendido tramonto siamo rientrati in riad.

Ragazzo che prepara la propria bancarella in piazza
La luce del tramonto sulla piazza

Concludo il racconto della prima parte del viaggio incentrato sulle nostre due giornate trascorse a Marrakech, una delle più folkloristiche, vivaci e sorprendenti città al mondo. Dove se non presti attenzione lo sciame di motorini selvaggi ti travolge, ma allo stesso tempo sa anche sorprenderti con i suoi colori vivaci, i profumi inebrianti e i sapori speziati. Città anche di contrasti fra splendi palazzi e case fatiscenti, fra ampi viali della città moderna e stretti vicoli della Medina, fra il caos della piazza e gli angoli di pace, fra lo sviluppo e la grande tradizione.

Francia fra storia, spiritualità e sapori.

Questa volta vi parlerò di un bel tour in Francia fatto lo scorso settembre, in cui ho visitato una parte della Provenza, bellissima regione del sud della Francia, celebre per importanti artisti, le città d’arte e sapori autentici e genuini della cucina e sono giunto fino ai Pirenei per raggiungere Lourdes, uno dei santuari più importanti al mondo.

Ma andiamo con ordine… Il primo giorno è stato dedicato nella sua interezza al trasferimento atto a percorrere circa 850 km che dividono Udine da Aix En Provence, nostra tappa per la notte.

Il giorno seguente abbiamo ripreso il nostro viaggio, continuando a fiancheggiare il mare attraverso la Provenza, salvo svoltare in direzione Tolosa (proseguendo dritti si sarebbe arrivati a Perpignan e quindi in Spagna) perché la nostra meta per il pranzo era Carcassonne.  Si tratta di una città medievale fortificata, riconosciuta patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Sono proprio i 3 km di cinta muraria con le 52 torri a colpire appena ci si avvicina alla Cité. Entrando dal ponte levatoio (Porte Narbonnaise), si può percorre il perimetro delle mura, oppure perdersi in una delle strette viuzze che attraversano il centro, guardando le vetrine di negozi di giocattoli con spade e scudi, souvenir e tipici dolcetti.  Consiglio di arrivare fino a Place du Chateau, una piazzetta piccola ma vivace circondata da diversi locali e taverne dove poter assaggiare un vino locale o il Cassoulet, tradizionale stufato di carne. Da lì si prosegue fino al Castello Comitale a cui si accede attraverso un barbacane (struttura difensiva). All’interno il castello ospita una mostra permanente e un museo lapidario.  Si può inoltre accedere a un tratto dei bastioni dal quale si ammira uno splendido panorama. Accanto a Place de Chateau sorge la bella Basilica di Sainte Nazaire.

Citè di Carcassonne
Citè di Carcassonne
Porta Narbonnaise

Terminato questo viaggio nel tempo, siamo tornati al presente e abbiamo proseguito il nostro percorso (passando per Tolosa, città dell’aeronautica che ospita la Cité dello spazio.) che ci ha condotti nel tardo pomeriggio a Lourdes. Giusto il tempo di sistemarci in hotel e cenare per poi partecipare al tradizionale corteo con le candele che si tiene ogni sera nel piazzale del Santuario. Si tratta di un momento molto toccante e partecipato dove i fedeli in processione recitano il rosario e durante i canti alzano a tempo le candele creando una suggestiva atmosfera.

Il giorno seguente arricchiti da una grande carica spirituale ci siamo recati nuovamente nel piazzale del Santuario per partecipare alla messa internazionale del mercoledì che viene celebrata in diverse lingue.

Apro una parentesi per descrivere brevemente il Santuario, composto dalle due basiliche sovrapposte (la basilica dell’Immacolata Concezione e la basilica di Nostra Signora del Rosario con la facciata decorata dai mosaici di Rupnik), la grande basilica sotterranea dedicata a San Pio X (consacrata nel 1958), l’ufficio di accoglienza e informazioni, una libreria, vari edifici dell’ospedale, la grande statua della Madonna e altre varie cappelle. Proseguendo sul lungo fiume si trovano diversi punti di distribuzione dell’acqua di Lourdes (dove si possono liberamente riempire bottigliette e taniche), quindi si arriva alla Grotta, luogo dove secondo la tradizione avvenne la prima apparizione, con la statua di Maria e la sorgente d’acqua. Oltre la grotta c’è la struttura che include le piscine. Dall’altra parte del fiume inoltre c’è lo spazio adibito all’accensione delle candele e dei ceri, oltre alla chiesa di Santa Bernardetta e ad altri edifici di accoglienza.

Il santuario di Lourdes è da sempre legato ai malati e alle guarigioni. In quanto durante le apparizioni la Madonna disse a Bernardetta di bere l’acqua, indicandole una sorgente. A quel punto Iniziarono a berne anche gli abitanti del posto credendo che fosse miracolosa.

Altro momento toccante è stata la processione degli ammalati che si svolge ogni giorno alle 17.00.

Abbiamo celebrato anche la Via Crucis della montagna che si svolge percorrendo un percorso di circa 1500 metri, dove ad ogni stazione sono presenti delle statue in metallo (donate da vari Paesi) che rappresentano la rispettiva stazione.

Abbiamo visitato inoltre i luoghi storici di Bernardetta accompagnati da un giovane seminarista: la chiesa Parrocchiale, il mulino di Buly (prima dimora della famiglia Soubirous) e il Cachot (ex prigione e in seguito alloggio della famiglia Soubirous).

Devo ammettere che la grotta attrae sempre, per cui ci si torna più volte in questo luogo per abbandonarsi a un momento di raccoglimento e preghiera (ogni giorno viene celebrata la messa in italiano).

Santuario di Lourdes
Santuario di Lourdes e il fiume Gave
Processione serale

Il quinto giorno abbiamo cominciato il nostro viaggio di rientro organizzato a tappe, spiritualmente rinvigoriti. Abbiamo percorso i circa 500 km che conducono ad Arles dove arriviamo in tempo per un pranzo veloce. Nel pomeriggio abbiamo visitato il centro storico che conserva imponenti monumenti romani a memoria di un glorioso passato: l’anfiteatro, il teatro antico, le terme di Costantino, i criptoportici e gli Alyscamps. Da non perdere inoltre la Chiesa di San Trophime situata in piazza della Repubblica, insieme all’obelisco e al municipio. Ma questa città d’arte è diventata famosa soprattutto grazie a Van Gogh, che qui soggiornò per circa 2 anni, periodo in cui dipinse circa 300 opere. Si può andare alla ricerca dei luoghi immortalati nei suoi dipinti, come il Caffè Van Gogh e il lungo Rodano dove dipinse la “Notte Stellata” (se avete fortuna troverete giovani artisti che dipingono), oltre che alla fondazione Van Gogh. Vi consiglio inoltre di passeggiare nelle stradine del centro e osservare le belle vetrine dei negozi immergendosi nella mentalità e nella calma di questa città del sud della Francia, molto diversa da altre regioni francesi.  Dopo aver costeggiato un tratto di antiche mura siamo rientrati in hotel per la cena e il pernottamento.

Piazza della Repubblica di Arles
Arena di Arles
cartoline con i dipinti di Van Gogh

Il mattino seguente siamo partiti in direzione di Avignone antica città papale, protagonista del periodo definito “cattività Avignonese” in quanto ospitò 8 papi. A ricordo di questo periodo rimane l’importante Palazzo dei Papi costruito in stile gotico, che ospita ogni anno nel mese di luglio il Festival di Avignone (ma in tutta la città ci sono spettacoli e manifestazioni). Merita una visita internamente per ammirare i vari ambienti, tra cui segnalo la sala da cerimonie, le cappelle, il chiostro, gli appartamenti privati del papa decorati con affreschi inestimabili.  Da visitare inoltre la Cattedrale di Notre-Dame des Doms d’Avignon, la vivace Place de l’horologe e il ponte di Saint Bénezet.  In città si possono trovare diversi negozietti di souvenir tra cui la celebre lavanda coltivata in questa regione (la cui fioritura avviene nel mese di luglio).

Palazzo dei Papi di Avignone
Ponte Saint-Bénézet di Avignone

Non posso non spendere due righe sulla cucina provenzale, tipicamente mediterranea, ben diversa come sapori dalla cucina di altre località francesi. Qui si fa molto uso di olive, erbe aromatiche (le cosiddette erbe provenzali quali: timo, basilico, rosmarino, santoreggia, origano, menta, finocchio), paté di ogni tipo, olio d’oliva e formaggi aromatizzati.

Il nostro viaggio è proseguito fino a rientrare nei confini italici, pernottando a Sanremo.

L’ultimo giorno prevedeva circa 650 km…. Ma visto che il traffico non ci ha creato intoppi siamo riusciti a fare una sosta a Cremona per visitare velocemente il bellissimo e imponente Duomo con il Battistero a pianta ottagonale e il Torrazzo (campanile storico più alto d’Italia) e per gustare un ottimo pranzo a base di prodotti locali. Principi del pasto sono stati i Marubini in brodo, tradizionale pasta ripiena con carne.  

Abbiamo concluso così questo inconsueto tour che ci ha visto percorrere molto strada, attraversare la Francia, scoprire città d’arte e storia, osservare il paesaggio che cambiava, ma che ci ha permesso anche di fermarci e contemplare, evadendo dalla vita frenetica di tutti i giorni.

Duomo di Cremona

Pensando alla canzone da legare a questo tour, mi vengono in mente artisti e dj moderni francesi e ho quindi scelto il grande Woodkid (pseudonimo di Yoanne Lemoine ) con il brano “I Love You”.

Toscana insolita fra abbazie e borghi

Dal 26 al 29 dicembre, sono partito per un viaggio in Toscana accompagnando un gruppo di 33 persone. La nostra meta non era la splendida Firenze ma una porzione di regione meno nota, compresa fra le province di Arezzo e Siena, attraversata da 3 vallate: il Casentino, la Val d’Orcia e la Valtiberina.

Abbiamo iniziato proprio dalla città famosa per la giostra del Saracino, Arezzo. Fu un’importante città etrusca prima, e romana in seguito. Nel corso della storia diede i natali a celebri personaggi, come Gaio Cilnio Mecenate, (il cui nome rimarrà per sempre legato alla promozione della cultura) Francesco Petrarca e Giorgio Vasari. La scoperta di questa città ricca di monumenti e testimonianze parte dalla Basilica di San Francesco dove, davanti al celebre affresco la “Leggenda della Vera Croce”, siamo rimasti letteralmente a bocca aperta, incantati dalla bellezza dipinta da Piero della Francesca.  Proseguendo attraverso caratteristici vicoli, siamo arrivati al Duomo (anche qui è presente un’opera di Piero della Francesca: la Maddalena), abbiamo visitato la Chiesa di San Domenico con il celebre crocifisso di Cimabue e siamo scesi verso Palazzo Pretorio fino a raggiungere la Piazza Grande. Visto che incominciava a fare sera, le casette dei mercatini in piazza e le facciate dei monumenti sono pian piano illuminate a festa con giochi di luci e colori. Infine attraversando tutto Corso Italia (la via dello shopping Aretino) abbiamo ripreso il pullman che ci ha portati in hotel.

Piazza grande di Arezzo

La mattina del secondo giorno abbiamo attraversato il parco nazionale delle foreste Casentinesi (con spettacolari scenari), fino ad arrivare a Chiusi della Verna dove abbiamo visitato avvolti in un’atmosfera mistica e ovattata dalla nebbia, il santuario della Verna (1128 m) dimora di San Francesco. In questo luogo, nel 1224 il Santo ricevette le stimmate. Abbiamo visto le chiese e le varie cappelle, degne di nota le particolari opere in terracotta invetriata dei Della Robbia. Ritemprati nell’animo, siamo scesi in pullman fino ad arrivare al borgo di Poppi, una città murata alla cui sommità domina il Castello dei Conti Guidi, opera della celebre famiglia di architetti Di Cambio e “prototipo” del Palazzo Vecchio in Firenze.  Abbiamo gustato un ottimo pranzo a base di piatti locali (meritevole di lode la selvaggina). Nel pomeriggio, rimanendo nel territorio di Poppi, abbiamo scoperto l’eremo di Camaldoli. Fu fondato da San Romualdo nel XI secolo. Visitiamo la splendida chiesa e i chiostri. Abbiamo terminato la visita nell’antica farmacia, dove sono conservati antichi scritti e utensili utilizzati dai monaci. Dopo una giornata dedicata allo spirito, ci siamo sfogati nel negozio comprando prodotti tipici (miele, liquori alle erbe e amari) e benefiche creme.

 

Castello di Poppi
Monastero di Camaldoli

  

Interno della chiesa di Camaldoli
Manoscritto nell’antica farmacia

Il terzo giorno ci siamo diretti in provincia di Siena, dove lungo il percorso abbiamo trovato un’inaspettata e copiosa nevicata. Incredibilmente arrivando nei pressi di Montalcino per visitare l’abbazia di San Antimo, il meteo si rivela più clemente regalandoci sprazzi di azzurro in contrasto con le colline circostanti. L’interno dell’abbazia, in stile romanico ci porta in un’altra dimensione, accompagnati in sottofondo dai canti (registrati) dei monaci. Siamo saliti a Montalcino, dove percorrendo le stradine in salita, attraversiamo il centro storico fino ad arrivare al castello. Da qui si aprono bellissime vedute sul borgo storico e le colline circostanti. Siamo scesi per riprendere il pullman senza farci mancare una sosta per acquistare (presso il punto vendita dell’azienda “Villa I Cipressi”) il celebre Brunello e altri prodotti tipici come il miele di sulla (pianta spontanea che cresce in queste zone). Il pomeriggio lo abbiamo dedicato alla scoperta di Pienza (patrimonio dell’Umanità dell’Unesco) celebre “borgo ideale” voluto da Papa Pio II. Da non perdere Piazza Pio II dove si trovano tutti gli edifici principali: il Duomo, il palazzo comunale, Palazzo Borgia e palazzo Piccolomini. Abbiamo continuato la visita perdendoci nelle viuzze e ammirando il panorama della Val d’Orcia. Prima di lasciare Pienza non possiamo che non fermarci in una gastronomia a degustare (e comprare) l’ottimo pecorino!

Abbazia di S. Antimo
Montalcino

La mattinata dell’ultimo giorno l’abbiamo trascorsa scoprendo lo splendido borgo di Anghiari, inserito nei borghi più belli d’Italia e bandiera arancione. Fu teatro della storica battaglia combattuta nel 1440 fra i Fiorentini e i Milanesi (è stato allestito anche un museo sulla battaglia). Abbiamo goduto della pace di questo borgo fra stradine in pietra, palazzi storici (da non perdere una sbirciatina nel Palazzo Pretorio, attuale Municipio), cortili, stretti passaggi e antiche chiesette (segnalo la Badia di S. Bartolomeo con la bella scultura lignea della Madonna attribuita a Tino da Camaino). Abbiamo concluso il viaggio in bellezza con una sosta al Castello di Sorci. Piccolo fortilizio del XII secolo appartenuto alla famiglia Sorci che sconfisse la famiglia dei Gatti. La traduzione vuole che il luogo sia abitato da un fantasma, lo spirito di Baldaccio (famoso condottiero del 1400). Abbiamo ripreso quindi il pullman che ci ha riportati a casa.

Anghiari

Termina così un bel viaggio in questa parte di Toscana meno nota, ma non meno bella e accogliente, ricca di storia e monumenti, grande spiritualità e sapori e persone autentiche.